“Se invece che una penna avessi in mano un bisturi mi renderei conto del male e del bene che creo con la mia mano”, ha detto Giorgio Paulucci, caporedattore del quotidiano Avvenire, durante l’introduzione dell’interessante libro “Dove sta la notizia. Giornali e giornalisti nell’era di internet” (Edizioni Lussografica, Caltanissetta) di Orazio Vecchio e Giuseppe Di Fazio, presentato nella libreria Cavallotto di Catania. Il libro approfondisce due temi: il primo è il futuro del giornalismo cartaceo, attualmente in crisi per svariati motivi, calo delle vendite, diminuzione della pubblicità, e soprattutto per l’avvento di internet che permette di trasmettere notizie in modo immediato; il secondo tratta la modalità con cui devono essere trasmesse le tragedie che sono accadute in Italia dando rilievo all’aspetto umano della questione. A tal proposito si potrebbe menzionare il caso Avetrana, che ha permesso a molti giornalisti di indagare nella vita privata dei protagonisti di queste vicende, facendo aumentare l’audience di molti programmi televisivi giocando sulla sensibilità dei telespettatori. Ma il lettore o il telespettatore ha realmente bisogno di curiosare dal buco della serratura del vicino di casa? Occorre una capacità di giudizio che consente di discernere le notizie che meritano di essere trasmesse dalle notizie prive di rilievo. Secondo Paulucci il futuro di un giornale può migliorare aumentando la qualità del messaggio e riducendo la quantità; questo consentirà al giornalista di poter verificare la realtà di una notizia di cronaca. La vera notizia si trova nel complesso della realtà, non in una parte di essa. I lettori gradirebbero una reale informazione, spesso messa da parte per trattare fatti di cronaca che meriterebbero di essere trasmessi brevemente ed è questo il caso di chiederci: dove sta la notizia?
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