«Un giorno, per caso, entrai nella barberia della piazza di Corleone ed ebbi quasi una rilevazione, avevo davanti il luogo più autentico della società siciliana.»

Ce la racconta così la sua Sicilia, Armando Rotoletti, fotografo messinese di fama internazionale, in viaggio fra le barberie isolane non ancora modernizzate, con una mostra dal titolo “Barbieri di Sicilia”, che resterà aperta al pubblico fino al 30 settembre nelle sale del palazzo Rau della Ferla a Noto (Sr).
Un attento reportage giornalistico realizzato, dal 1991 al 1993, fra barberie di città e di piccoli paesi, dall’entroterra alla costa. Un racconto socio-antropologico di

relazioni umane, un’elegante galleria di scatti, atmosfere e ritratti. Veri «pezzi d’arte», commenta Igor Man, alludendo alla bellezza di quella «Sicilia che ancora resiste alla volgarità della plastica in saffico connubio con la formica».
Questo è “Barbieri di Sicilia”, un percorso evocativo emozionale, che puntando sulla vista, non tralascia gli altri sensi. Un viaggio che è tutto un cogliere il taglio delle forbici, il sibilare della lama sul viso, il pulsare di eros per le donnine alle pareti, l’inalare il profumo di borotalco e dopobarba, fra attrezzi del mestiere a far da nature morte e facce imbiancate in attesa del taglio.
Armando Rotoletti racconta una Sicilia che non c’è più

La storia di una Sicilia che non c’è più, di una Sicilia tutta maschia, signorile, impettita e fiera delle sue tradizioni. Di una Sicilia in cui i barbieri facevano del taglio più una questione di credenza che di moda, consacrando, in una ritualità complice e fiera, il debutto dei giovinotti in società.

Istituzioni, dunque, più che saloni di bellezza, epicentro di una cultura popolare, ora pronto soccorso dentistico, ora studio veterinario di fortuna, ora persino salone musicale con tanto di chitarra e mandolino, ma –soprattutto- immancabile salotto di paese e palcoscenico di vita, degno alter ego della piazza subdivo.
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