«Alle volte mi sembra che un’epidemia pestilenziale abbia colpito l’umanità nella facoltà che più la caratterizza, cioè l’uso della parola.»
Si esprimeva così Italo Calvino sul concetto di banalizzazione, che come morbo livellante, in maniera quasi epidemica, appesta la nostra lingua. Ed è il venir meno della parola, della sua essenza nei termini saussuriani di forma e contenuto, di significante e significato; è l’incorrere in espressioni non italiane usate per moda, per forma, o peggio ancora per vizio, per noia.
Che i «forestierismi spesso denotano snobismo, pigrizia e ignoranza» è ciò che sostiene Francesco Sabatini, presidente onorario dell’Accademia della Crusca, medico linguistico del Pronto soccorso di Rai Uno mattina. E cosa direbbe dell’uso, atipico, decontestualizzato, e azzarderei sconveniente, che spesso si fa dei latinismi quando, in un mondo alla moda, ciò che conta è la moda?
In termini di esibizionismo se la moda è stupire l’obiettivo è stupire, e laddove l’italiano non è d’effetto, i forestierismi fanno trend, gli inglesismi fanno fighi e i latinismi fanno chic.
Ma cosa succede se ad usarli sono parlanti che il latino non lo hanno mai studiato? Cosa se le reminiscenze sono scolastiche? Cosa se termini e locuzioni vengono pronunciati come in un telefono senza fili, farfugliando distrattamente ciò che resta dell’originale? Cosa succede, dunque, quando parlanti non edotti s’imbattono nella lingua della grande Roma? … C’inciampano, va da sé.
In fin dei conti di un “breve mano”, di un “ante littera”, o di un “ad persona” non è mai morto nessuno (se non il latino stesso, appunto) e seppur “brevi manu”, “ante litteram” e “ad personam” renderebbero, quantomeno, onore ai casi, quanti destinatari sarebbero in grado di riconoscere l’errore grammaticale? Quanti coglierebbero la s-concordanza? Pochi? Forse, ma il senso resterebbe salvo in nome della funzionalità linguistica che fa della semantica il suo perno.
Diverso è il caso in cui espressioni latine, seppur letteralmente corrette, vengono decontestualizzate pena la desemantizzazione e lo svuotarsi dell’intero concetto in termini di significato.
Così, ad esempio, la locuzione “una tantum”, che usata in forma avverbiale letteralmente significa “una soltanto” (sottinteso volta), dovrebbe indicare la realizzazione unica e non sporadica di un evento, errore in cui la lingua italiana incorre ormai con eccessiva naturalezza. Ad esempio, nella frase “ricevere una somma una tantum” si intende dire che la somma è elargita una sola volta e non una volta ogni tanto. Altro è l’uso che della stessa locuzione si fa in forma sostantivale indicando “un’imposta straordinaria”.
Adunque, poiché essere chic è lecito, ma senza errori è meglio, ecco di seguito un elenco delle espressioni latine più comunemente utilizzate nella lingua italiana.
Latinismi…qualche esempio
Ab illo tempore: da quel tempo.
Ad hoc: per questo
Dura lex, sed lex: legge dura, ma legge.
Ad libitum: a piacere, a volontà.
Ad litteram: alla lettera.
Ad maiora!: a successi ancor più grandi (letteralmente a più grandi cose).
Ad personam: per la singola persona (letteralmente alla persona)
A latere: a fianco.
Alter ego: un altro io, un altro me stesso.
Brevi manu: direttamente, di persona (letteralmente con breve mano).
Busillis: problema spinoso e di difficile soluzione.
Condicio sine qua non: condizione senza la quale non (si può verificare un evento).
De gustibus non est disputandum: non bisogna discutere sui gusti.
Deus ex machina: intervento inatteso e risolutore (letteralmente dio che viene dalla macchina).
De visu: con i propri occhi (letteralmente dal viso).
Divide et impera: dividi e domina.
Do ut des: io do affinché tu dia.
Errare humanum est: sbagliare è umano
Ex abrupto: all’improvviso.
Ex aequo: alla pari, a parità di merito.
Ex cathedra: dalla cattedra.
Excusatio non petita, accusatio manifesta: scusa non richiesta, accusa manifesta.
Forma mentis: forma/impostazione della mente.
Honoris causa: a motivo di onore.
In camera caritatis: in confidenza (letteralmente nella stanza della carità).
In extremis: all’ultimo momento.
In itinere: durante il percorso.
In medio stat virtus: la virtù sta nel mezzo.
In primis: tra le prime cose, prima di tutto, soprattutto.
Intra moenia: all’interno delle mura.
In vino veritas: nel vino (risiede) la verità.
Lapsus: errore (letteralmente caduta).
Mea culpa: per colpa mia.
Melius abundare quam deficere: meglio abbondare che scarseggiare.
Mutatis mutandis: effettuati i dovuti cambiamenti.
Ubi maior, minor cessat: ove c’è il maggiore, il minore viene meno, si mette da parte.
Urbi et Orbi: alla città (di Roma) e al mondo.
Verba volant, scripta manent. Le parole volano, gli scritti rimangono.
Vexata quaestio: argomento dibattuto e discusso.
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