“L’omicidio di Chinnici presenta tutt’oggi troppi lati oscuri e attraverso i nostri studi speriamo che, finalmente, la giustizia trionfi”. Inizia con queste parole il nostro incontro con Fabio De Pasquale ed Eleonora Iannelli autori del libro Così non si può vivere. Rocco Chinnici: la storia mai raccontata del giudice che sfidò gli intoccabili. Il volume sottoline i tanti punti interrogativi e le zone d’ombra rimasti attorno all’omicidio Chinnici.
Com’è nata l’idea di scrivere questo libro?
“Abbiamo incontrato per caso nel nostro cammino la famiglia Chinnici. Ci siamo imbattuti, prima come uomini e poi come giornalisti, nella storia personale ed umana di Giovanni, Caterina ed Elvira. Questa famiglia non solo ha subito una tragedia devastante ma sta vedendo anche affievolirsi il ricordo del padre. Su proposta dei figli, dopo aver valutato prima singolarmente e poi all’unisono, abbiamo realizzato questo progetto”.
Vi sarete divisi i compiti immagino?
“Certo – incalza Fabio De Pasquale – io sono esperto di cronaca nera e giudiziaria. Mi sono occupato delle ricerche, mentre Eleonora, che si occupa di bianca, ha curato l’aspetto umano e familiare. Le interviste – continua Eleonora Iannelli – le abbiamo fatte insieme”.
Quante testimonianze avete raccolto?
“Abbiamo sentito una trentina di persone, che hanno contribuito all’arricchimento di questo volume”.
Qual è stata la testimonianza più toccante?
“Sicuramente la testimonianza del giudice Nino Di Matteo – riprende Fabio De Pasquale – che all’epoca della strage era uno studente universitario. Dopo quindici anni si è ritrovato, tra le mani, alla procura di Caltanissetta il fascicolo sulla morte di Rocco Chinnici. Durante il nostro incontro traspariva dalle sue parole un grande senso di responsabilità portato a termine in ottima maniera; infatti grazie alle confessioni dei pentiti è stato riaperto il processo che si era chiuso in maniera assolutamente beffarda”.
Tra i racconti della famiglia quale ricordate con maggiore interesse?
“Sicuramente le parole di Elvira –continua Eleonora Iannelli – sono state le più toccanti. Il ricordo della figlia più solitaria, che diserta sempre le manifestazioni pubbliche e che non ha ancora elaborato il lutto, ci hanno emozionato. Caterina e Giovanni hanno reagito in maniera diversa facendo conoscere meglio la figura del padre”.
Avete intervistato anche il procuratore di Palermo Francesco Messineo.
“È vero. Gli abbiamo anche chiesto di entrare nell’ascensore che, dopo la conferma dei figli e secondo alcune fiction televisive, era il luogo dove avvenivano gli incontri con il procuratore Gaetano Costa, ucciso nel 1980, per comunicare segretamente e fare il punto della situazione evitando le intercettazioni”.
Siete entrati nell’ascensore?
“Sì, e abbiamo provato un’intensa emozione. Abbiamo messo piede in una specie di santuario dell’antimafia”.
È stato difficile recuperare tutto il materiale per ricostruire la storia del giudice che osò sfidare i colletti bianchi?
“Su Chinnici c’era poco – aggiunge De Pasquale – abbiamo lavorato due anni e notato che al giudice non piaceva apparire o parlare di sé. Era un uomo e un professionista che desiderava stare dietro le quinte, perché voleva che si parlasse solo del suo lavoro. Un atteggiamento diverso ed esemplare rispetto a quello di tanti personaggi della nostra politica che, spesso, usano parole e fatti importanti per far emergere la propria personalità”.
Cosa vi aspettate da questo libro?
“Vorremmo che finalmente venga fatta luce su quel processo fantasma, che ha visto la morte non solo di Chinnici ma anche di due agenti di scorta e del portiere dello stabile dove abitava il giudice. Si parla di un processo che non è mai stato celebrato e che doveva essere istruito molto tempo prima. A seguito delle nostre ricerche è stato ritrovato, un anno fa, un fascicolo sparito per quindici anni. La procura di Reggio Calabria chiese il rinvio a giudizio del Presidente della Corte d’Appello, Giuseppe Recupero, e con una sentenza che destò molto scalpore, rispetto al primo grado, assolse i presunti mandanti della strage con in testa Michele Greco detto il Papa della mafia. Alcuni anni dopo i pentiti parlarono dicendo che il giudice vendette il processo per duecento milioni e un cavallo, perché era patito di cavalli. Fu aperta un’inchiesta, che per inadempienza territoriale venne trasferita a Palermo. Questo fascicolo scomparve e il processo non fu mai istruito”.
Avete contribuito quindi alla riapertura del caso.
“Noi seguendo l’iter di tutta la storia negli archivi della Gazzetta del Sud e dell’Ansa ci siamo chiesti che fine avesse fatto questo giudice. Siamo andati dal procuratore Messineo per avere spiegazioni. Il giudice rovistando e cercando trovò questo fascicolo, che si era perso nei meandri degli uffici giudiziari. Ora è stata riaperta l’inchiesta, che è stata affidata al procuratore aggiunto Vittorio Teresi. Recupero è morto sei anni fa e ovviamente nei confronti di lui non si potrà agire ma si sta verificando se ci siano state delle complicità nella sparizione del fascicolo”.
Il libro sarà adottato dalla scuole?
“Tutto dipende molto dalla sensibilità dei dirigenti scolastici. Ci sono state reazioni contrapposte”.
In che senso?
“A Palermo è capitato, ad esempio, di riscontrare in qualche liceo del centro città, anche da parte dei genitori, molta indifferenza. Nelle zone periferiche, invece, c’è stato maggior interesse. Nelle varie presentazioni il coinvolgimento è stato diverso, molto dipende però anche dagli insegnanti, dalla famiglia e dall’ambiente in cui vivono i ragazzi”.
Scrivi un Commento