Gianfranco Jannuzzo è protagonista di “Lei è ricca, la sposo e … l’ammazzo”, in scena dal 27 al 29 marzo al Teatro Metropolitan di Catania. Abbiamo incontrato l’attore agrigentino nel backstage del programma “Insieme”, cercando di carpire qualche segreto dell’imminente debutto siciliano e rubando qualche ricordo della sua lunga carriera.
L’intervista a Gianfranco Jannuzzo
Interpreta un ricco scapolo, che ha scialacquato tutti i soldi lasciati in eredità dal padre. Ma chi è in realtà Orazio il suo personaggio?
“È un burbero dal cuore buono. Interpreto un uomo difficile e complicato almeno all’inizio della storia, perché poi si assisterà ad un cambiamento positivo. Pian pianino sarà conquistato dal candore e dalla grazia della giovane compagna Albertina e proverà sentimenti che mai avrebbe mai pensato di vivere”.
Com’è stato confrontarsi con questo ruolo interpretato al cinema da Walter Matthau?
“Il regista Patrick Rossi Gastaldi mi ha invitato a realizzare questo personaggio secondo le mie corde, senza pensare al confronto con Walter Matthau. Lo spettacolo sta riscuotendo tanto successo. È una commedia molto divertente, ma con delle riflessioni importanti sulla quotidianità di oggi come la difficoltà oggettiva dei nostri giorni di guadagnarsi da vivere dignitosamente comprendendo, così, il vero valore del denaro e la grande potenza dell’amore che riesce a trasformare anche i cuori più duri. Definirei quest’uomo un vero paperino, perché qualunque cosa tenti di fare non gli riesce”.
La produzione dello spettacolo è molto siciliana. Le scene, i costumi fino all’organizzazione sono costituiti da conterranei …
(ride)
“È vero. Ci auguriamo sempre di far bene ovunque. Cerco di non fare grandi differenze tra nord e sud, ma sono innamorato dell’Italia. È ovvio che quando ride e si diverte un siciliano durante uno dei miei spettacoli mi si riempie il cuore”.
In questo spettacolo si racconta il complicato ed intenso rapporto tra uomo e donna. Cos’è la donna per Gianfranco Jannuzzo?
“È inutile negarlo la donna è su questa terra per migliorare l’uomo. Quando gli uomini sono lontani, per qualsiasi motivo, dalla donne sono più goffi e accentuano i loro difetti. Non lo dico per ricevere consensi, ma perché ci credo veramente”.
Nella sua carriera la Sicilia è stata quasi sempre protagonista. Cos’è per lei Agrigento, la sua terra natia?
“Tutto. La mia vita professionale e quello che oggi sono è legato alla mia terra. Cerco sempre quando posso di inserire qualcosa della nostra Sicilia. Ad esempio in questo spettacolo, può capitare di sentire qui e là qualche idioma locale della mia Agrigento”. (ride)
Si è formato sotto la guida di grandi maestri come Proietti, Falqui, Garinei e Bramieri. È stato definito da Gino Bramieri come “il terrone più milanese che ha conosciuto”. Cosa ricorda di quegli anni?
(ride)
“Gino è stato un grande amico e maestro. Mi fa sempre piacere parlare di lui, spesso scherzavamo e questa è una delle sue tante affettuose battute nei miei confronti. È un luogo comune facile da sfatare, perché tutti i meridionali seri quando credono in una cosa e sanno che c’è da lavorare non si tirano indietro e vanno avanti diritti per la loro strada”.
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