Al suo debutto letterario con un romanzo, Quella dannata felicità, edito da Algra Editore, Simone Lemmo si misura con la prosa e racconta la storia di Tommaso, uno studente universitario che non ha mai avuto una relazione, ed è alla continua ricerca della felicità. La sua vita, però, cambia all’improvviso durante una notte in spiaggia trascorsa con alcuni amici. Il ragazzo, inaspettatamente, scopre cosa significa perdere qualcuno, cosa vuol dire amare e, soprattutto, quanto sia difficile crescere e affrontare i problemi. A un passo dal baratro, convinto di non poter più sperare in alcuna felicità, la vita gli riserva delle sorprese.
Come nasce questo romanzo?

Cos’è per te la scrittura?
La scrittura, secondo me, è uno dei pochi modi che abbiamo per raccontare davvero chi siamo, per parlare con la nostra anima senza filtri. È quasi un modo per guardarsi allo specchio. Di fronte ad un foglio bianco ci si può sentire spaesati e spaventati, ma improvvisamente le cose possono cambiare. La scrittura dà la possibilità di tirare fuori la parte più nascosta di ognuno.
Qual è il messaggio che vorresti arrivasse al lettore?
Spero che la vita possa regalare cose belle a tutti. Ognuno di noi merita di essere prima sereno e poi felice. Spero possa arrivare quello che io per primo ho compreso: nella vita bisogna solamente essere se stessi, affermare il proprio io, senza la paura di sentire il giudizio degli altri. Ognuno di noi è unico e speciale a modo suo. Questo vale nei rapporti umani, lavorativi, sentimentali, vale sempre. Mi auguro che ogni lettore, tramite la storia di Tommaso e di tutti gli altri attori del racconto, possa trovare il suo io e possa avere il coraggio di dire “Io sono così. Voglio essere così”.
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