Sono ripartite le Orestiadi. Intervista a Francesca Corrao


Quando Alberto Burri nel 68 venne a visitare le macerie del terremoto che rase al suolo la valle del Belice, nella Sicilia occidentale, il paesaggio spettrale lo convinse a gettare sul disastro una colata di cemento bianco e a ricominciare dall’ assenza. Un labirinto dove l’ uomo colpito dal dramma si perde e si ritrova, un pagina su cui riscrivere un futuro. A partire dall’ arte. Negli anni il messaggio di pace e di cultura partito dal piccolo paese terremotato di Gibellina, ha percorso il Mediterraneo e la Sicilia per riallacciare le fila di un cammino molto antico comune.Lo stesso che si ritrova nel museo delle Trame Mediterranee, o che si sente riemergere nella forza degli artisti islamici contemporanei in mostra al Baglio di Stefano sino alla fine di settembre.

Il sogno Mediterraneo di Ludovico Corrao, di un continente tra Sicilia e Nord Africa non più percorso dalla barbarie ma unito e vivificato dall’ arte, continua oggi in sua figlia Francesca. Docente di lingua e letteratura araba all’ Università di Roma La Sapienza, minuta, bruna, energica e sempre pronta a sorridere, parla del suo lavoro come di una illuminante fatica. Una Fondazione, quella che il padre scomparso l’ anno scorso aveva creato, con un patrimonio consistente da gestire.

 

A luglio, senza nessuna interruzione, dopo il grave lutto dell’estate scorsa, ripartono le Orestiadi ed il Baglio di Stefano torna a riempirsi di artisti e di pubblico. Suo padre ideatore delle Orestiadi e della rinascita di Gibellina avrebbe voluto cosi…

Quali difficoltà avete trovato? Come fare programmazione con una classe politica che non riesce a dare continuità alla cultura?

 

Le difficoltà sono di ordine diverso,  dal disinteresse diffuso per l’arte alla burocrazia, macchina troppo lenta nel provvedere ai pagamenti. Ovviamente alle difficoltà politiche, legate alla fase di crisi economica e culturale, si aggiunge la precarietà esistenziale che caratterizza questo nostro tempo.Si lavora con i tempi dei media che producono immagini divorate e presto dimenticate.  L’arte come la scuola creano valore e  risultati nel tempo. Siccome i frutti non sono immediati e non corrispondono alle aspettative di una società sempre più consumistica, l’arte non interessa. L’essere umano vive per mostrare non per essere, vince alle scommesse per non sentirsi fallito e siccome quello che ostenti  vale più di quello che realmente sei a che serve investire sul futuro. Oggi andare contro corrente è una sfida titanica, eppure serve   ricordare che mio padre rispose proprio alla grave crisi economica seguita al terremoto facendo appello agli artisti per dare idee creative, nuove. Gli artigiani collaborando con i grandi artisti hanno migliorato la tecnica produttiva. Il teatro ha dato lavoro ai Gibellinesi, li ha fatti uscire dal post terremoto con una nuova storia.

 

Cosa pensava il sen. Corrao della grave crisi politica scoppiata nel Mediterraneo? La dittatura in Algeria, e le elezioni inTunisia, dove le Orestiadi hanno aperto una sede, e poi il dramma dell’ emigrazione attraverso il canale…..

 

Corrao ha sempre creduto nel ruolo centrale che la Sicilia poteva svolgere come ponte tra le culture delle due sponde del Mediterraneo, per questo ha creato la sede a Tunisi dove gli artisti hanno realizzato momenti importanti di incontro e scambio attraverso le mostre, gli atelier e gli incontri seminariali. Quando le diplomazie stentano a ritrovare momenti di dialogo gli artisti attraverso la loro sensibilità ricostruiscono il tessuto degli antichi rapporti e danno nuove speranze. L’arte supera le barriere linguistiche e culturali, crea nuove prospettive e soprattutto mette gli esseri umani sullo stesso piano, supera quindi il disagio postcoloniale.

 

Dopo l’ estate rivedremo un intervento di restauro al cretto di Burri… Di recente Gae Aulenti venuta a fare un restauro in Sicilia ha detto che non attaccarsi alla cultura in tempi di crisi. È un grave errore, ma la Sicilia non sembra andar in questa direzione……

 

Certo l’affermazione della Gae Aulenti è in sintonia con il discorso di Corrao, non tutti però hanno lo stesso coraggio e la stessa visione di un mondo migliore costruito dalle nostre semplici utopie quotidiane.

 

 

Quest’anno il cartellone delle Orestiadi ha preso il via il 3 luglio con Du O, spettacolo di Malou Airaudo, con Denis Kuhnert alias “Kooné” e Szu-Wei Wu, realizzato grazie alla collaborazione del Goethe-Institut di Palermo e del “Circuito del Mito”.

Martedì 24 luglio, in collaborazione con il Circuito del Mito andrà in scena Santa e Rosalia di Franco Scaldati.

Giovedì 26 luglio, In_cubo Tre frammenti da “Malina” di Ingeborg Bachmann. Progetto C.R.E.P.A. di Chiara Cicognani ed Elisabetta Gambi. Produzione, Korekané. In_cubo è un viaggio a ritroso dalla superficie al fondo della terra, dentro le radici.

Sabato 28 luglio, Teatro Iaia presenta Il Rosario, da Federico De Roberto. Progetto, drammaturgia e regia di Clara Gebbia ed Enrico Roccaforte.drammaturgia e regia di Clara Gebbia ed Enrico Roccaforte.

Articolo Precedente Magie barocche nella Val di Noto
Articolo Successivo Teatro a costo zero per lo Stabile

Scrivi un Commento

Rispondi

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *