Quando si parla di Sicilia, si apre un capitolo all’insegna delle tradizioni culturali. Tra le più celebri, rientra quella dei Pupi. Sono tantissime le persone che, quando progettano un viaggio in Trinacria, cercano informazioni su di essi. Scandagliando il web per capire quali casino online sono consigliati e per dare un’occhiata alle ispirazioni di Instagram, non manca mai un momento dedicato a una delle tante sfaccettature della magia della Sicilia.
Se vuoi iniziare a informarti, nelle prossime righe di questo articolo puoi trovare diverse curiosità interessanti in merito a uno dei simboli del teatro siciliano.
Un repertorio speciale
Quando si parla dei Pupi siciliani, è necessario rammentare che, rispetto alle altre forme di teatro con le marionette che si sono affermate in Italia tra il XIX e il XX secolo, si contraddistinguono per narrazioni profondamente legate all’ambito cavalleresco. Entrando nel vivo del repertorio, è doveroso fare presente che si tratta soprattutto di poemi del ciclo carolingio. Un’altra differenza sostanziale riguarda invece i meccanismi di manovrabilità.
I tesori di Partinico
Se si ha intenzione di toccare con mano la ricchezza della tradizione pupara in Sicilia, non si può non fare un giro a Partinico. Questa città è caratterizzata dalla presenza di un etnomuseo fondamentale per scoprire le sfaccettature della cultura popolare siciliana. Si tratta di Collezione Grillo, uno spazio espositivo che si focalizza su aspetti tra cui gli strumenti tipici della tradizione contadina, dedica un ampio spazio al teatro dei Pupi.
A contribuire a ciò ci ha pensato anche il collegamento tra Partinico e uno dei pupari più celebri, ossia Nino Canino. Nato a Partinico nel 1929 e quarta generazione di una famiglia di pupari, è venuto a mancare pochi anni fa a causa di una polmonite e, ancora oggi, è ricordato dai suoi concittadini come uno dei più geniali esponenti della tradizione teatrale pupara.
Due tradizioni parallele
Narrare la storia e le curiosità sui Pupi siciliani vuol dire, per forza di cose, ricordare che sull’isola esistono due tradizioni parallele. Quali di preciso? Quella catanese e quella palermitana. In cosa si differenziano? Il primo aspetto da considerare sono le dimensioni dei pupi. Quelli di origine palermitana sono caratterizzati da un’altezza compresa tra gli 80 cm e il metro. Nel caso dei Pupi catanesi, si ha a che fare con misure leggermente maggiori. L’altezza, infatti, può arrivare fino a 1,30 metri.
Decisamente più marcata è la differenza relativa al peso. I Pupi palermitani arrivano a massimo 8 kg. Quelli catanesi, invece, possono raggiungere i 35. Diverse sono altresì le differenze relative ai sistemi di manovra.
Il traguardo UNESCO
Nel 2008, l’Opera dei Pupi è stata iscritta dall’UNESCO nell’elenco dei patrimoni immateriali dell’umanità.
Una tradizione orale
I pupari sono stati per tanto tempo analfabeti. I dettagli narrativi della materia francese – altro nome per chiamare in causa i poemi del ciclo carolingio – venivano quindi tramandati oralmente e affidati alla memoria di ciascun burattinaio.
Questi artisti che hanno reso grande il nome della Sicilia nel mondo conoscevano a memoria opere immortali come L’Orlando Furioso di Ludovico Ariosto e La Gerusalemme Liberata di Torquato Tasso, per non parlare della Chanson de Roland.
La farsa finale
Come già accennato, il filo principale della narrazione degli spettacoli con i Pupi siciliani ha sempre visto in primo piano i poemi cavallereschi. La tradizione prevedeva però alla fine di ogni spettacolo la cosiddetta farsa, una parentesi all’insegna delle risate e dell’ironia.
I pupari oggi
I pupari sopravvivono ancora oggi? Assolutamente sì! Ce ne sono diversi ancora attivi che si impegnano tantissimo per valorizzare la sopra citata tradizione sia nelle scuole, sia fra i turisti. Non mancano poi, presso alcuni spazi espositivi, seminari dedicati a diverse tematiche connesse con il mondo dei Pupi, come per esempio le strategie per salvaguardare questo meraviglioso patrimonio.
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