C’e sempre un profondo senso di inadeguatezza a parlare della morte. Che sia un prete o una madre o un fratello o un amico a farlo. Non ci sono parole appropriate o frasi consolatorie che tengano. E questo sentimento si amplifica al pensiero che chi ha lasciato questo vuoto, lo ha fatto mentre si trovava in “missione di pace”. Avrebbe compiuto 33 anni tra soli tre giorni e, invece, il suo incarico ufficiale in Afghanistan gli ha stroncato la vita. Il Caporal Maggiore Capo Francesco Currò, di origine messinese, ha lasciato i suoi cari che gli hanno detto addio ieri pomeriggio, presso il Duomo della sua città, in mezzo ad una folla di amici, colleghi, cittadini ed autorità.
Il suo spirito patriottico e il suo desiderio di fare carriera nell’esercito, seppur molto lontano da casa, si sono spenti in quella tragica mattina del 20 febbraio, durante un incidente stradale, insieme a quelli di altri due ventottenni: il primo caporal maggiore Francesco Paolo Messineo di Palermo e il primo caporal maggiore Luca Valente di Lecce. La giovane età di questi commilitoni e del “nostro” Francesco in particolare è stato il tema principale dell’omelia dell‘Arcivescovo Monsignor La Piana che ha officiato i funerali. Il suo duro intervento è stato rivolto a quanti dovrebbero tutelare i ragazzi che, spesso, sono costretti ad abbandonare la loro terra in cerca di una posizione sociale, sottoponendosi anche a seri rischi per la propria vita.
“Il tuo sacrificio, caro Francesco – ha esortato La Piana – non deve rimanere vano ma deve contribuire al miglioramento della nostra terra, sebbene frutto di uno sfortunato incidente”. Ed in effetti, di questi sfortunati incidenti, ce ne sono stati parecchi a partire dal 2004. Fino ad oggi,con l’incidente dei tre uomini tutti appartenenti al 66° Reggimento fanteria Trieste con sede a Forlì, sale a 49 il numero dei militari italiani, deceduti dall’inizio della missione Isaf in Afghanistan. La maggior parte di questi è caduta in combattimento e in attentati, altri invece vittime di incidenti, alcuni per malore ed uno suicidato. Riflettendo su queste cifre, si comprende l’amarezza dell’Arcivescovo di Messina nell’insinuare quantomeno dei dubbi “sulla reale utilità di queste missioni” e sugli eventuali aiuti da fornire ai giovani, soggetti a pericoli costanti e indescrivibili.
Se quel contingente italiano, mandato a recuperare un mezzo in avaria nell’area di Shindand, si fosse salvato, non staremmo a discutere sull’andamento della guerra in Afghanistan. Purtroppo, però, il Lince su cui viaggiavano i tre militari si è ribaltato attraversando un corso d’acqua e li ha intrappolati, al suo interno, fino ad ucciderli. L’addestramento militare non insegna una simile evenienza ma, sicuramente, prepara i suoi allievi all’idea della morte, alla terribile consapevolezza del rischio. Una consapevolezza sconosciuta ed inimmaginabile per le famiglie della vittime come quella di Francesco Currò, proprio ieri durante l’ultimo saluto.
L’impatto dei congiunti con il proprio lutto è iniziato mercoledì sera quando la salma del Caporal Maggiore Francesco Currò, coperta dal tricolore, è giunta nella Camera Ardente, allestita al Comune di Messina, presso il Salone delle Bandiere. L’affluenza di persone che hanno voluto rendere omaggio al militare è stata tale da dover prolungare l’ingresso fino al primo pomeriggio di ieri. Parenti ed amici, visibilmente stravolti, non si sono mossi per stargli accanto il più possibile finché il feretro non è stato portato alla Cattedrale.
Toccante la scelta di alcuni colleghi del 66° Reggimento fanteria aeromobile “Trieste” di Forlì di trascorrere l’intera nottata a fianco a lui.
“Ciao Francesco. Arrivederci in cielo” ha detto, nel corso dei funerali, il parroco Giovanni Di Stefano, originario di Cumia che è anche il paese di Currò. La cerimonia ha commosso tutti indistintamente con un grande trasporto da parte dei commilitoni che hanno visto in Francesco “non un semplice collega ma un compagno di viaggio sui cui tutti facevano affidamento”. A dichiararlo il sottotenente Francesco Di Tolla che si è fatto portavoce di tutto il reggimento unendosi all’arrivederci del parroco.
Tra saluti emozionanti, ufficiali e tipici delle usanze militari, riecheggia l’iniziativa silenziosa dei compaesani del Caporal Maggiore che hanno preferito riservare il saluto finale alla scritta sulle loro magliette bianche: “Ciao Ciccio. Sarai sempre nel nostro cuore!”:
Il miglior ricordo di Currò sarebbe l’intitolazione di una scuola elementare, esattamente quella che il giovane ha frequentato durante la sua infanzia. E’ questa l’ammirevole proposta avanzata da diversi cittadini e da rappresentanti delle istituzioni che intendono onorare la memoria del Caporale. A proporlo è l’Associazione “Monti Cumia Valle Camaro”, presieduta da Francesco Zaccone,. È stata già avviata una petizione popolare che ha raccolto quasi 300 firme e che è stata già presentata al sindaco Buzzanca.
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