E se è vero che lo stomaco è il centro nevralgico, il cuore pulsante delle nostre emozioni, ecco che la s-cena è servita! Ed è un piatto siciliano, nei sapori e nei personaggi, quello che Evelyn Famà, ha presentato venerdì scorso presso la sala verde del Borghetto Europa. “Comici pezzi di falsomagro” per saziare gli animi dei presenti con una rosa di coloritissime sfumature emozionali. Lei, autrice del testo ed unica attrice, dopo il successo del film “Mauro c’ha da fare”, torna a teatro con una performance tutta al femminile che mette in luce la sua poliedricità e il suo talento.
L’intervista ad Evelyn Famà
Buonasera Evelyn, che titolo curioso, come è nata l’idea?

«In realtà non è uno spettacolo quanto piuttosto un insieme di pezzi cuciti fra loro, l’idea è nata dal fatto che dal 2007 ad oggi porto in giro uno spettacolo che si chiama “Morir di fama”, è uno spettacolo con vari personaggi tutti al femminile tra cui la zia Melina, patita del falsomagro, ed è lei che in “Comici pezzi di falsomagro” prende il sopravvento sugli altri personaggi.»
Un’unica attrice ma diversi personaggi. Quali?
«La prima è Rita, la cugina di Caltanissetta, la seconda è la madre sboccata che spinge la figlia a diventare famosa, beh chiaramente è un modo di utilizzare la parolaccia universale e non volgare, d’altra parte si sa la parolaccia in teatro esiste dai tempi di Aristofane; poi c’è la zia Melina ed infine una ragazza, Evelyn, esasperata dalla sua famiglia, ed è lei che cuce tutta la storia.»
Evelyn, hai citato la sicilianità, la comicità e la femminilità, possiamo dire che sono in qualche modo le parole chiave del tuo spettacolo?
«Sì, certo, sai non sempre è facile trovare una donna che sappia far ridere, di solito la si abbina ad un’immagine di dolcezza, di maternità, di fragilità o di bellezza che sono caratteristiche che difficilmente vanno d’accordo con la comicità, io –invece- cerco di farlo e mi piace.»

Bene Evelyn, stacchiamoci un attimo dallo spettacolo e cerchiamo di conoscerti meglio. Musica, teatro, cinema, tv, non ti sei fatta mancare nulla, qualche rimpianto nella tua carriera?
«Beh, in effetti … nessuno, perché, comunque vada, tutto serve a migliorarsi anche gli errori.»
Fra tv, cinema e teatro, quale ambito senti più vicino a te, alla tua persona?
«Come esperienza credo che il teatro, per me che sono così esuberante, eccessiva a volte, è quello che si addice di più alla mia personalità; devo dire che anche col cinema, diretta bene da alcuni registi, sono riuscita ad asciugare molto il lavoro attoriale che di solito utilizzo per il cabaret, dunque mi piacerebbe continuare a fare ancora cinema, ma soltanto perché non ne ho fatto molto, diciamo, per equilibrare le mie esperienze.»
Riconoscimenti tanti, fra gli altri cito il premio speciale Rubens per la sicilianità nel mondo, cosa significa per una siciliana che ama la sua terra, poterla rappresentare all’estero? Una lotta ai pregiudizi?

«Il Rubens è più un premio alla carriera, mi dà onore e sono felice di averlo ricevuto, perché è una grande responsabilità portare la sicilianità nel mondo e sono fiera di poterlo fare con un sorriso. Ma ci sono altri premi che mi sono stati assegnati per diretta competizione, cioè su gara, come il premio Istrio, alla vocazione, il premio internazionale Salvo Randone, il premio del Festival nazionale del cabaret di Torino e il premio Ernst Thole per l’interpretazione comica più originale.»
Evelyn Famà nasce come ballerina?
«Sì, ho fatto danza classica per ventitré anni, poi mi sono dedicata al teatro.»
E la comicità quando arriva?
«Arriva grazie a Carlo Ferreri che è il mio compagno nella vita e che mi ha suggerito di scrivere i pezzi che normalmente porto in scena, poi ampliati e modificati, perché gli riconosceva una grande qualità di divertimento. Così mi sono messa a scrivere ed è nato “Morir di fama”. Da quel momento la mia verve comica è venuta fuori anche con un’impronta più personale.»
Comici si nasce o si diventa?
«Diciamo che una qualità comica devi averla, poi con l’esperienza impari a gestirla e a dosarla, inoltre ci sono grandi maestri in Sicilia, parlo di Tuccio Musumeci, Pippo Pattavina, cui faccio capo perché è bene partire dalle fondamenta per poi sviluppare il talento nella propria direzione.»
Adesso una serie di domande per conoscere bene la tua sicilianità, sei pronta?
«Mamma mia, sì, sono pronta …» (sorride)
L’autore siciliano che preferisci?

«Vitaliano Brancati.»
La ricetta?
«La caponata.»
Il luogo vacanziero?
«Beh, … direi il mare coi ciottoli, la costa fra S. Alessio e Santa Teresa, ad esempio.»
Il proverbio da citare?
«Nuddu si pigghia si nu ‘nsassumigghia.»
La cosa che stona?
«L’abbandonarla per conquistarla.»
Una nenia?
«Uò, uò, uò, ora veni lu papà to e ti porta la siminzina, la rosa marina e u bacilicò… Questa –fra l’altro- è una bellissima nenia del Pipino il Breve; l’ho fatto da poco, nel ruolo di Falista e ne sono orgogliosa.»
Un profumo?
«Di zagara.»
Perché la Sicilia è …?
«Calda.»
«Gioiosi, soprattutto i catanesi.»
Dalla Sicilia si va o in Sicilia si torna?
«Dalla Sicilia si va e poi si torna. Ma prima, purtroppo, si va, sicuramente.»
Un messaggio per i siciliani?
«Riconoscete i vostri talenti, la vostra arte e siatene sempre orgogliosi, prendete spunto dalla Sicilia per crescere e per portare fuori quello che di più bello c’è e per farlo conoscere a tutti!
Questo è un messaggio per i siciliani e per me, per prima.»
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